Il credito d’imposta ZES è un lavoro a quattro mani, e funziona bene solo se ciascuno fa la sua parte senza pestare i piedi all’altro. Ecco chi fa cosa.
Noi: la divisione tecnica
Verifichiamo che l’area sia nel perimetro ZES (su ARISES), che l’operazione sia ammissibile, e classifichiamo ogni voce di spesa nella Matrice di Agevolabilità — agevolabile, parziale, non agevolabile. È la base tecnica e fattuale su cui si costruisce il credito: dati, non promesse.
Il commercialista: la regia fiscale
Allo studio del cliente restano le scelte fiscali: il veicolo societario (nuova società o esistente), la calendarizzazione degli investimenti, la fruizione del credito e il modello F24, la corretta esposizione in dichiarazione. Sono decisioni che competono a chi conosce la posizione fiscale complessiva dell’impresa.
Come ci coordiniamo
Non disintermediamo lo studio: ci lavoriamo accanto. Trasmettiamo i dati tecnici e la classificazione delle spese con una Nota di Coordinamento che mette nero su bianco chi fa cosa, evita sovrapposizioni e, soprattutto, evita i buchi — quelli che a consuntivo si pagano cari.
Perché conviene a tutti
Il cliente ha una sola operazione coerente, senza il classico rimpallo “lo deve dire il tecnico / lo deve dire il commercialista”. Il commercialista riceve una base tecnica solida su cui lavorare. E il beneficio fiscale poggia su una verifica fatta a monte, non su un’interpretazione dell’ultimo minuto.
Il rischio di farne a meno
Quando tecnico e commercialista non si parlano, succede il classico: spese inserite nel progetto ma non agevolabili, scelte societarie prese senza considerare il credito, tempistiche che fanno slittare la fruizione. Sono errori che a consuntivo costano molto e che a monte si evitano con poco. Per questo trattiamo il coordinamento non come una cortesia, ma come parte del metodo: una sola operazione, due competenze, nessun vuoto in mezzo.
La competenza fiscale resta del commercialista: questo articolo non è un parere fiscale.
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